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Non è in crisi solo il turismo, è in crisi anche il turista. Barcellona si organizza per difendersi dall’invasione del turista “low cost”, in particolare italiano: maleducato, ubriacone e rumorosissimo.

Da un’indagine del portale di viaggi Expedia risulterebbe che gli italiani in vacanza si piazzano ai primi posti della classifica stilata dagli albergatori nel mondo tra i peggiori clienti da ospitare: parlano sempre a voce troppo alta, sono maleducati, taccagni e pretendono che tutto il resto del mondo parli italiano perché non riescono a biascicare due parole in una lingua straniera.

Il turismo di massa esporta le masse, quindi di tutto di più da tutti i paesi e verso tutti i paesi. Ed ecco quindi i nostri italiani impegnati ad esprimere la versione peggiore del made in Italy: siamo maleducati, cafoni insomma. Grazie ai voli a basso costo e ai pacchetti dell’ultimissimo minuto anche la nostra ignoranza si concede le vacanze all’estero.
Ma chi ci guadagna? Nessuno si direbbe, anzi.

La Fiavet annuncia il rischio di chiusura per 3.000 piccole e medie imprese e la perdita di circa 8.000 posti di lavoro, l’Associazione Agenti di Viaggi- Autotutela pubblica on line il definitivo fallimento del tour operator Teorema e le difficoltà serie di Rallo Viaggi.

Le parole espresse da un responsabile commerciale ai suoi clienti esprimono il dolore e lo sgomento di un settore che sembra non riuscire a sopravvivere a sé stesso: «Non avrei mai voluto scrivere questa mail ma purtroppo è giunto il momento. Da oggi non sono più il rappresentante di Rallo nel Lazio (…) ormai si è arrivati a una situazione tale di non ritorno che era d’obbligo prendere una decisione del genere. Noi commerciali poi eravamo ormai abbandonati a noi stessi da mesi (oltretutto non pagati!). Ho dato 9 anni della mia vita professionale per questa azienda e mai avrei pensato di doverne uscire in questo modo. E’ una situazione veramente molto triste e non parlo solo di Rallo ma per l’intero nostro settore».

Assotravel intanto denuncia le voci di una probabile “resurrezione” di Todomondo, l’operatore fallito a luglio lasciando migliaia di passeggeri per strada avrebbe, qualche giorno prima di fallire, affittato il ramo d’azienda a un’altra società. Finirono su tutti i giornali in primavera, poi con una nuova società, messa in piedi in estate, probabilmente si stanno preparano per le prossime vacanze di Natale. Li rivedremo a Striscia la Notizia? Ci saranno ancora italiani disposti a comprare on line viaggi di lusso per un pugno di euro convinti di fare i furbi in vacanza con 500 euro in Messico per 2 settimane tutto incluso?

E’ questo forse il problema del turismo di massa? Viaggi a due soldi, nessuno ci guadagna, neanche le località turistiche straniere che pagherebbero per non essere intasate dai turisti da 1 euro tasse aeroportuali incluse e neanche gli operatori che per praticare questi prezzi stracciati finiscono con l’affogare nei debiti.

E i viaggiatori? Neanche loro a leggere i comunicati dei “todo-truffati” sul web, hanno comprato on line, pagato e sono rimasti a casa: oltre al danno dei soldi persi, la beffa delle vacanze mai godute.
Ma allora a chi giova?

Non è solo una questione di crisi, è anche una questione di cultura. Cultura personale, prima di tutto. Non si tratta solo di comprare con lo sconto, dovrebbe essere anche una questione di qualità rapportata alla propria esperienza di vita. Andare in giro per il mondo senza conoscere neanche vagamente la storia del paese in cui si sta per arrivare, e avendo poca consapevolezza anche di quella del proprio paese. Senza preoccuparsi di conoscere almeno le coordinate geografiche della località prescelta ma solo lo sconto che offre l’ennesimo operatore a basso costo, magari sul web: a questo è ridotto il turismo in Italia, il turismo di chi lo fa, di chi lo vende e di chi lo compra.

Tutto si riduce all’acquisto e vendita di un bene di consumo sotto costo. Poco importa se non si hanno strumenti per consumare decentemente, ci si ingozza di villaggi “tutto incluso”, si pretende la garanzia del piatto di spaghetti e di personale che parla italiano, si pretende il prezzo stracciato e il massimo dei servizi. La domanda è di questo livello, l’offerta si allinea, l’italiano medio esporta il peggio del nostro “italian style”, l’industria turistica sembra incapace di coordinare qualità, prezzi e servizi con la sopravvivenza delle proprie aziende.

Non ci sono grandi margini di guadagno nell’intermediazione di servizi turistici, i tour operator si muovono tra un 30-20% di ricarico lordo, le agenzie di viaggio guadagnano in media un 8-13% lordo sui viaggi che vendono. Non sono questi i ricavi che consentono grandi riprese e grandi investimenti di qualità, forse dovremo rivedere tutto. Forse è meglio legare le ali degli aerei, fermare le navi, chiudere gli albergoni-fabbrica, fermare i pullman dei turisti “mordi e fuggi”. Fermiamoci tutti e ripensiamoci, riflettiamo sul turismo che verrà: per chi lo organizza, per chi lo vende e per chi ne dovrebbe godere.

Fonte:http://www.ilmessaggero.it