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Sempre più un aeroporto low cost, sempre meno hub internazionale: il destino di Malpensa è segnato, almeno a medio termine, dalla scelta di Alitalia che ieri, attraverso il suo amministratore delegato Rocco Sabelli ha annunciato il progetto di trasformare Air One nel marchio economico con cui presidiare lo scalo varesino, per strappare alle vere compagnie low cost quote di mercato. Un futuro – quello delineato da Sabelli in commissione Trasporti alla Camera – che per la politica e le imprese vuol dire solo una cosa: l´agonia dello scalo, almeno fin quando non saranno liberalizzati gli slot, dando ad altre compagnie la possibilità di rilanciarlo.

«Il traffico passeggeri di Malpensa è caratterizzato per l´85 per cento da un mercato low fare, tariffe full economy, scontate, solo il 15 per cento è con tariffe premium», ha spiegato Sabelli in commissione. Da qui, la decisione: «Oggi Malpensa ha quel tipo di clienti, quindi abbiamo bisogno di presidiare quel mercato che sviluppa flussi importanti». Ci sarà una fase iniziale, con una flotta di aerei a marchio Air One a prezzi ribassati: in base ai risultati si deciderà poi se incrementarla. Su Linate l´amministratore delegato ha assicurato che «il presidio è massimo, solidamente radicato su un´offerta da “city airport”». Poi ha lanciato una stoccata ai detrattori del suo piano: «Sulle velleità del passato Malpensa ha costruito gran parte delle proprie sfortune».

Quelle «velleità», invece, sono per molti il motivo per cui lo scalo varesino era nato. Ecco perché, a sentire le dichiarazioni di Sabelli, con una dose più o meno generosa di diplomazia, storcono il naso. Il presidente dell´Unione del commercio Carlo Sangalli premette il rispetto «per le scelte di un´azienda privata», ma poi affonda: «Il potenziamento dei voli low cost non è sufficiente per rilanciare Malpensa, nato per essere motore del sistema economico del Nord Italia. Limitare il suo sviluppo a quel mercato significa escludere le potenzialità intercontinentali». I commercianti, e non solo loro, da tempo lanciano l´allarme sul calo degli affari, e il futuro si tinge sempre più di scuro. «Questa strategia – aggiunge Sangalli – sta provocando pesanti ripercussioni per l´economia milanese: come possiamo immaginare un´Expo di successo senza un aeroporto pienamente connesso con il circuito internazionale?».

Pensano ai clienti internazionali anche i tassisti: chi vola low cost non prende il taxi a 85 euro, «ma neanche il Malpensa Express, usa la sua auto e la parcheggia nelle stradine del Parco del Ticino, inquinandolo», racconta Gianni Maggiolo, rappresentante di Unica. Già oggi, dicono i tassisti, «su Malpensa si lavora solo per le fiere». La soluzione, per tutti, sarebbe la tanto attesa liberalizzazione degli slot. Ci conta l´europarlamentare leghista Matteo Salvini, che dice: «Malpensa farà a meno di Alitalia perché sta crescendo grazie alle altre compagnie come Lufthansa: quando saranno scongelate le liberalizzazioni si potrà recuperare in posti di lavoro e volumi di traffico».

Ma è stato il governo di cui fa parte la Lega a salvare Alitalia, e Salvini ammette a malincuore: «La Lega era contraria, ma abbiamo preso atto del fatto che la lobby romana è molto forte anche a destra». E Carlo Porcari, capogruppo Pd in Regione, aggiunge sarcastico: «Alitalia dà il suo contributo a ridimensionare Malpensa». Anche lui invoca la liberalizzazione: «Alitalia faccia le sue scelte, ma che i suoi interessi prevalgono su quelli del sistema Paese è inaccettabile».

Fonte:http://milano.repubblica.it