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Per molti anni i boschi dell’isola d’Ischia sono stati letteralmente presi d’assalto da intrepidi turisti tedeschi, da sempre amanti della natura e dell’escursionismo. Nonostante quest’opportunità, autorità locali e imprenditori del turismo non hanno mai puntato fino in fondo su questo interessantissimo segmento turistico, salvo  fare dietro front davanti alla contrazione del mercato tedesco che, per molti aspetti, si reggeva sul tasso di cambio favorevole tra marco e lira.

Non che i tedeschi abbiano abbandonato Ischia, anzi! Tuttavia, ora che non esistono più mercati protetti, rendite di posizione e la competizione è diventata globale, comincia a fare breccia l’esigenza di valorizzare altre risorse, sino a pochi anni addietro non tenute nella giusta considerazione.

Questa nuova consapevolezza nasce innanzitutto come esigenza civica e solo “de relato” se ne apprezzano le enormi potenzialità turistiche. Valga come esempio l’attivismo della ProLoco di Panza, frazione giuridica del comune di Forio, che nel giro di pochi anni ha restituito alla pubblica fruizione tre bellissimi percorsi naturalistici, di cui, in molti casi, perfino i residenti ignoravano l’esistenza.baia della pelara

Il Monte di Panza, la Baia della Pelara e la Bocca di Tifeo sono davvero un compendio della ricchezza naturalistica e paesaggistica della più grande delle isole flegree. Tra l’altro, i sentieri di Panza non presentano grosse difficoltà e sono alla portata di tutti, a patto di rispettare le normali cautele in uso tra gli appassionati del trekking.

Più difficile, ma di fascino straordinario il percorso che dal borgo di Noia, nel comune di Serrara Fontana, conduce ai Pizzi Bianchi, formazioni rocciose simili ai menhir del Salento che svelano all’occhio attento le straordinarie similitudini geologiche tra la più grande delle isole flegree e la Cappadocia. Perchè allora sobbarcarsi lunghi viaggi per visitare il magnifico sito dei Camini delle Fate, in Turchia, quando avete analoga opportunità a un tiro da schioppo da Napoli?

Per non dire del percorso che conduce dalla piazza di Fontana alla vetta del Monte Epomeo, il gigante buono che con i suoi 789 mt. s.l.m. occupa più di un terzo dell’intera superficie dell’isola. Il panorama che si gode dalla vetta dell’ ”Epopeus”, antico nome romano del monte, è eccezionale, poichè oltre ad abbracciare l’intera isola, raggiunge senza soluzione di continuità anche la penisola sorrentina e l’arcipelago pontino.

trekking monte epomeo.

In questo tour ideale delle bellezze naturalistiche di Ischia, non si può non mensionare il percorso che dalla collina dello Schiappone a Barano giunge fino al borgo contadino di Piano Liguori nel comune di Ischia (da non confondere con l’identico topos dell’isola). Colori stupendi e vigneti a picco sul mare restituiscono il senso dell’affermazione di “agricoltura eroica” coniata per i contadini di questa parte dell’isola. Basti considerare che anche oggi, nel 2013, la vendemmia da queste parti è ancora interamente manuale e, non per un vezzo retrò, quanto per la difficile, anche se stupenda orografia dei luoghi.

Comprendere però a pieno il retaggio contadino dell’isola d’Ischia significa visitare il bellissimo bosco di castagni, detto della Falanga, nel comune di Forio. Sei ettari di macchia mediterranea che conserva ancora molte tracce dell’antica architettura rupestre, di un periodo, nemmeno tanto lontano, in cui la coltivazione della vite veniva praticata fin sotto le pendici dell’Epomeo ben oltre i 500 mt. sul livello del mare.

Insomma il giusto cocktail di natura e cultura e, soprattutto un modo di intendere e praticare il turismo meno invasivo e più rispettoso dell’ambiente che aggiunge fascino alla bella isola d’Ischia che, con le sue terme e il suo mare, continua ad attrarre centinaia di migliaia di visitatori l’anno.